Perché abbiamo bisogno di andare via da casa?
In questi giorni di vacanze estive mi è capitato di pensare a una cosa.
Le aspettiamo per mesi.
Le programmiamo, le immaginiamo, contiamo i giorni che mancano. E quando finalmente arrivano, facciamo una cosa piuttosto curiosa:
lasciamo casa nostra.
Quella casa che abbiamo scelto, arredato, riempito delle nostre cose.
Quella nella quale abbiamo il nostro letto, il nostro divano, la nostra cucina, la nostra televisione, i nostri spazi e tutte quelle piccole comodità che negli anni abbiamo costruito intorno a noi.
E paghiamo per andare a vivere da un’altra parte.
Magari in una camera molto più piccola della nostra.
Con quattro grucce nell’armadio, una doccia che non sappiamo regolare, un cuscino che non è quello giusto e una cucina con tre pentole, di cui due senza coperchio.
Eppure siamo felici.
Anzi, spesso diciamo:
“Oh finalmente!”
E allora mi sono fatto una domanda.
Perché abbiamo così tanto bisogno, ogni tanto, di cambiare casa, aria, luogo?
Forse non vogliamo semplicemente andare in vacanza
Naturalmente la risposta più semplice esiste.
Siamo stanchi. Vogliamo riposarci. Vogliamo vedere il mare, la montagna, una città nuova. Vogliamo stare con la nostra famiglia senza avere continuamente qualcosa da fare.
Tutto vero.
Ma credo ci sia anche qualcosa di più.
Perché in vacanza non cambiamo soltanto quello che facciamo.
Cambiamo il posto nel quale viviamo.
Ci svegliamo e la prima cosa che vediamo non è quella che vediamo tutte le mattine.
Usciamo dalla porta e fuori non c’è la nostra strada.
Non prendiamo la solita macchina, non percorriamo il solito tragitto, non incontriamo le stesse persone.
Per qualche giorno interrompiamo quella gigantesca sequenza di automatismi che chiamiamo quotidianità.
E forse è proprio questo che cerchiamo.
Non necessariamente un posto più bello.
Un posto diverso.
Ma allora casa nostra non ha tutto quello che desideriamo?
Questa è la domanda che mi interessa di più.
Perché passiamo buona parte della nostra vita cercando di costruire un luogo nel quale stare bene.
Quando scegliamo una casa facciamo progetti.
Qui metteremo il divano.
Questa sarà la camera dei bambini.
Su quel balcone potremo mangiare fuori.
Finalmente avrò uno studio.
Qui ci starebbe benissimo quella libreria.
Poi la vita comincia.
E, come spesso accade, fa un po’ quello che vuole.
Quella stanza cambia funzione. Il balcone diventa il posto dello stendino. Lo studio si riempie di scatole. Arrivano oggetti, vestiti, fotografie, bollette, giocattoli, ricordi.
E soprattutto arriviamo noi.
Diversi da quelli che avevano scelto quella casa.
Nel frattempo siamo cresciuti, sono cresciuti i figli, abbiamo cambiato lavoro, abitudini, desideri.
La casa invece è rimasta lì.
Più o meno uguale.
Forse viviamo tutti dentro un compromesso
Del resto scegliere una casa significa quasi sempre rinunciare a qualcosa.
Vorremmo il terrazzo, ma vogliamo stare in quella zona.
Vorremmo una stanza in più, ma il budget non ce lo permette.
Vorremmo il silenzio, ma ci piace avere tutto sotto casa.
Vorremmo il verde, ma non vogliamo passare metà della giornata in macchina.
Vorremmo una casa enorme, possibilmente in centro, silenziosa, luminosa, con terrazzo, box e vista sul mare.
Poi scopriamo che Milano ha qualche difficoltà soprattutto sull’ultima caratteristica.
E scegliamo.
Facciamo un compromesso.
La cosa curiosa è che, dopo un po’, smettiamo persino di accorgercene.
La casa un po’ buia non è più una casa un po’ buia.
È casa nostra.
Il rumore della strada diventa un rumore che quasi non sentiamo più.
La cucina che avremmo voluto più grande diventa semplicemente la nostra cucina.
Ci adattiamo.
Ed è una capacità meravigliosa dell’essere umano.
Ma qualche volta adattarsi significa anche smettere di chiedersi se quello che abbiamo intorno ci assomiglia ancora.
Poi partiamo
E succede una cosa strana.
Per una settimana viviamo con il contenuto di una valigia.
Noi, che a casa abbiamo armadi nei quali probabilmente esistono capi d’abbigliamento che non ricordiamo nemmeno di possedere, scopriamo che possiamo vivere benissimo con quattro magliette.
Magari in vacanza abitiamo in cinquanta metri quadrati e non ci sentiamo stretti.
Facciamo colazione su un terrazzino minuscolo e pensiamo:
“Quanto è bello mangiare fuori la mattina.”
Camminiamo venti minuti per andare a cena e ci sembra piacevole, mentre a casa prendiamo la macchina per percorrere un chilometro.
Oppure c’è anche l’opposto; affittiamo quella meravigliosa casetta immersa nella natura e dopo quattro giorni ci rendiamo conto che ci manca persino il rumore del tram.
E senza rendercene conto stiamo facendo qualcosa di interessante.
Stiamo provando un’altra vita.
Solo per qualche giorno.
Forse è questo il vero lusso della vacanza
Non il mare, l’albergo o la piscina.
Nemmeno il non dover lavorare.
Forse il vero lusso è poter essere, per qualche giorno, una versione leggermente diversa di noi stessi.
Quella che legge un libro nel pomeriggio.
Quella che fa colazione con calma.
Quella che passeggia dopo cena.
Quella che guarda il tramonto.
Quella che non ha bisogno di riempire ogni minuto con qualcosa da fare.
E il luogo nel quale siamo, contribuisce tantissimo a renderlo possibile.
È anche per questo, credo, che le case hanno un’importanza così grande nella nostra vita.
Non sono soltanto contenitori.
In qualche modo ci “suggeriscono” come vivere.
Una cucina grande invita a stare insieme.
Un terrazzo ti porta fuori.
Una casa isolata ti regala silenzio ma ti chiede distanza.
Una casa in città ti offre il mondo appena scendi le scale, ma qualche volta ti fa desiderare di non sentire più niente.
Ogni casa ci dà qualcosa.
E inevitabilmente ci toglie qualcos’altro.
E poi torniamo
C’è un momento che mi piace molto.
Quello nel quale, dopo qualche giorno lontano, apriamo la porta di casa nostra.
C’è persino un odore particolare.
È casa nostra, ma per qualche secondo la sentiamo quasi come la sentirebbe qualcun altro.
Guardiamo le stanze.
Ritroviamo il nostro letto.
Il nostro divano.
Le nostre cose.
E spesso pensiamo:
“Che bello essere a casa.”
Questa frase, secondo me, dice moltissimo.
Perché significa che forse quella casa, con tutti i suoi compromessi, continua ad essere il nostro posto.
Ma non sempre succede.
Qualche volta torniamo e ci accorgiamo che ci manca qualcosa che abbiamo appena conosciuto.
La luce.
Lo spazio.
Il silenzio.
Il verde.
La possibilità di uscire a piedi.
Una stanza tutta per noi.
Oppure semplicemente una sensazione che non sappiamo nemmeno definire.
Ed è lì che potrebbe nascere una domanda.
Se oggi dovessi scegliere nuovamente casa mia, la sceglierei ancora?
Non significa che dobbiamo venderla.
Ci mancherebbe.
Magari la risposta è:
“Sì. Altre mille volte.”
E credo sia una delle risposte più belle che si possano dare.
Ma potrebbe anche essere:
“Non lo so.”
Perché forse la casa che abbiamo scelto quindici anni fa era perfetta per le persone che eravamo quindici anni fa.
E oggi siamo cambiati.
Nel mio lavoro capita spesso di incontrare persone che mi spiegano perché vogliono cambiare casa.
“Ci serve una camera in più.”
“Vorremmo il terrazzo.”
“I ragazzi ormai sono grandi.”
“Vorremmo avvicinarci al centro.”
“Vorremmo uscire da Milano.”
Sono motivazioni concrete. Razionali. Perfettamente comprensibili.
Ma parlando un po’ più a lungo, quasi sempre dietro c’è dell’altro.
C’è un pezzo di vita che è cambiato.
Un figlio che è arrivato, uno che se n’è andato, un lavoro diverso, un rapporto finito o uno appena cominciato.
La voglia di rallentare.
Oppure quella di ricominciare.
E allora capisci che, forse, non stanno semplicemente cercando una casa diversa.
Stanno cercando un luogo che assomigli di più alla persona che sono diventati.
Forse è per questo che ogni tanto abbiamo bisogno di andare via
Non perché non amiamo casa nostra.
E nemmeno perché da qualche altra parte sia necessariamente meglio.
Forse abbiamo semplicemente bisogno di cambiare prospettiva.
Di interrompere per qualche giorno ciò che diamo per scontato.
Di scoprire che possiamo vivere con meno cose. O che alcune cose, invece, ci mancano terribilmente.
Di capire cosa ci fa stare bene quando possiamo scegliere liberamente come trascorrere le nostre giornate.
E poi tornare.
Magari per ritrovare tutto esattamente dove lo avevamo lasciato.
Oppure per accorgerci che qualcosa non ci basta più.
La casa, in fondo, può rimanere identica per vent’anni.
Siamo noi che nel frattempo cambiamo.
E forse non esiste una casa perfetta per tutta la vita.
Esiste una casa che ci assomiglia.
E ogni tanto vale la pena domandarsi se quella in cui viviamo ci assomiglia ancora.