Abiteresti in una casa fatta di riso?
Paglia e lolla di riso diventano isolanti, intonaci e altri materiali per la casa. Succede già, anche in Italia.
Se qualcuno ti proponesse una casa fatta con il riso, probabilmente penseresti a uno scherzo.
Poi magari ti verrebbe in mente la casa di paglia dei tre porcellini. E qualche dubbio sulla resistenza al primo temporale.
Eppure gli scarti della coltivazione e della lavorazione del riso vengono già utilizzati per produrre materiali edilizi.
Il risotto, fortunatamente, possiamo continuare a mangiarlo.
Che cosa finisce nei muri?
Principalmente due cose: la paglia e la lolla.
La paglia è ciò che rimane degli steli dopo la raccolta. La lolla è invece il rivestimento esterno del chicco, separato durante la lavorazione.
Sono materiali che possono trovare una seconda destinazione in edilizia, dopo essere stati selezionati e lavorati.
Esistono, per esempio, isolanti in paglia di riso compressa e intonaci che combinano la lolla con calce o argilla. Sono prodotti veri, presenti nei cataloghi di aziende italiane vere.
L’idea è semplice e interessante: utilizzare una parte di ciò che resta dalla produzione alimentare per realizzare qualcosa di utile e durevole.
Quindi esistono intere case fatte di riso?
L’espressione incuriosisce, ma va spiegata.
Una casa è composta da struttura, pareti, copertura, impianti e molti altri elementi. I materiali derivati dal riso possono contribuire ad alcune di queste parti, insieme a legno, leganti minerali e altri componenti.
Nei sistemi descritti dai produttori, per esempio, una struttura in legno può essere abbinata a isolamento in lolla o paglia e a intonaci contenenti sottoprodotti del riso. “Casa di riso” racconta quindi una scelta di materiali, senza significare che ogni suo componente derivi da una risaia.
E a cosa servono?
Gli impieghi cambiano secondo il prodotto.
La paglia viene utilizzata per realizzare elementi isolanti; la lolla può entrare nelle miscele per intonaci e sottofondi. L’obiettivo è contribuire all’isolamento e al comfort degli ambienti, valorizzando materiali di origine agricola.
Naturalmente il risultato dipende dall’intera parete e da come viene realizzata.
Il materiale scelto, lo spessore, gli abbinamenti e la posa contano insieme. Scrivere “naturale” sulla confezione non risolve un progetto fatto male.
E non basta aggiungere un intonaco particolare per trasformare automaticamente una casa in un’abitazione a bassissimo consumo.
Si è arrivati anche alla stampa 3D
Uno degli esempi più curiosi si chiama Gaia.
È un progetto realizzato con la collaborazione di WASP, nel quale una stampante 3D ha utilizzato una miscela contenente terra, paglia di riso trinciata e lolla per realizzare le pareti.
Una combinazione sorprendente: materiali legati alla terra e all’agricoltura lavorati attraverso una tecnologia contemporanea.
Il futuro, qualche volta, parte da ingredienti che avevamo già a disposizione.
Ma “naturale” significa sempre migliore?
Prima di scegliere un materiale per casa propria, servono domande concrete.
Dove verrà utilizzato? Quali prestazioni documentate offre? Come si comporta rispetto a umidità e fuoco? Quali accorgimenti richiede nella posa? Quanto costa l’intervento completo?
Anche il vantaggio ambientale va valutato considerando produzione, trasporti, durata e fine vita del prodotto.
Recuperare un sottoprodotto agricolo è un punto di partenza interessante. Per scegliere bene occorrono poi un progetto adatto e informazioni tecniche verificabili.
Può interessare anche chi deve ristrutturare?
Sì: non occorre necessariamente costruire una casa nuova per incontrare questi materiali.
Fra i prodotti disponibili ci sono intonaci per interni e pannelli isolanti, che possono essere valutati dal progettista anche nell’ambito di una riqualificazione, secondo le caratteristiche dell’edificio.
È uno spunto da portare al tecnico quando si ragiona su comfort, isolamento e scelta delle finiture.
Senza aspettarsi miracoli, ma senza scartare una possibilità soltanto perché il suo ingrediente principale sembra appartenere alla cucina.
La prossima volta che attraversi una zona di risaie, quindi, potresti guardarla con occhi diversi.
Una parte di quello che cresce lì potrebbe finire nel tuo piatto. Un’altra, un giorno, nelle pareti di casa tua.